LA PRIVACY A RISCHIO NEI SOCIAL

Unicredit rinuncia alla presenza su Facebook, Instagram e Messenger ma rimane su Twitter e LinkedIn. I motivi apparenti sono semplici, quelli sottostanti sono complessi.
L’etica di Fecebook e delle due controllate è messa duramente in discussione quando la tutela della privacy è risultata violata. Lo stesso sistema interno, di studiare e canalizzare gli interessi e le conoscenze, interpretando la logica comportamentale degli iscritti, è al limite; quando poi appare un furto o una cessione dei dati, più o meno consapevole, il limite è superato.
L’importanza assunta dal digital banking evidentemente non preoccupa Unicredit; più importante dare una lezione di serietà a tutela dei propri clienti che, invece, su Twitter e LinkedIn risulta ancora meritevole di fiducia.
Il fatto che Facebok stia preparando una propria banca certamente crea un clima nebuloso, visti i dati raccolti dalle sue pagine sulle capacità di spesa delle persone, oltre che sui loro sogni e bisogni.
Sta montando la ribellione allo strapotere mediatico di Facebook, visti anche i cali di rendimento rispetto alle tariffe, nonostante tutto, ancora convenienti?
L’abbandono progressivo dei giovani è stato forse ascoltato con prudenza prima e con decisione oggi?