EXPO DUBAI 2020 PERNO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

Nel 2020, all’EXPO di Dubai, si farà “il tagliando”, dopo cinque anni, agli OSS –  i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per il 2030 (non solo ambientali ma anche sociali ed economici stabiliti all’Expo 2015 di Milano che ha avuto come tema principale “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”); e agli Accordi di Parigi, dove 195 paesi hanno preso impegni giuridicamente vincolanti sul clima globale.
L’Umanità “auspica” una trasformazione in una società inclusiva e prospera all’interno di un ecosistema stabile.
Come lo sta facendo? Sta risolvendo le prime contraddizioni intrinseche tra gli obiettivi, essendo emersi rischi di perseguire un obiettivo favorito a spese di altri? Sta cercando l’equilibrio delle compatibilità con l’attuale paradigma di sviluppo? Ci sono davvero delle sinergie con cui possiamo davvero accelerare il cambiamento? Si può riuscire a coinvolgere Istituzioni politiche, Imprese produttrici e Cittadini Consumatori in scelte convergenti? È chiaro a tutti che un pianeta stabile è un prerequisito perché gli uomini stiano bene sulla terra?
Mettere a sistema tutti gli obiettivi per un progresso convergente e uniforme è molto difficile; occorre innanzitutto semplificare l’impegno di ciascuno, cominciando dai Cittadini Consumatori e dalle Imprese che lavorano per loro.
Semplificare significa darsi obiettivi concretamente percorribili e raggiungibili, alla portata di tutti.
Cominciamo dall’energia da trasformare in rinnovabile e dalle emissioni che ognuno può moderare; proseguiamo con un sistema alimentare che tenga conto alla fonte di costi-benefici, valutando congiuntamente quanto e come si consuma per produrre.
Uno stile di vita appropriato consente ai Paesi sviluppati di riorientare produzione e consumo; per i Paesi in via di sviluppo si tratta di imboccare da subito il paradigma di sviluppo giusto. Forse per questi ultimi è più facile.
Compito difficile per i governi riprendere in mano la politica economica sottraendola ai potentati planetari che oggi dilagano nella presunzione di essere ultragovernativi; solo Governi illuminati (che il popolo deve imparare a scegliere bene, cioè nell’interesse di tutti a discapito di quello clientelare) può lavorare per la ridistribuzione della ricchezza, la libertà di scelta, l’affermazione della coesione sociale e del senso civico.
Per tutti è determinante l’innovazione tecnologica purché non estrometta l’uomo e  consenta con istruzione e formazione l’accesso dei talenti emersi con una efficiente scala sociale. Questo significa accesso alla salute, all’equilibrio familiare, al wellfare esteso, alle urbanizzazioni coerenti con la qualità della vita.
In realtà non ci stiamo muovendo bene, non stiamo mantenendo le promesse tanto come tempi quanto come metodi. Il consenso elettorale a breve ancora prevale offrendo soluzioni da consumo immediato a scapito di quello futuro.
Il ruolo dei privati, quindi produttori e Consumatori, ciascuno nel proprio piccolo ambito, può fare, nell’insieme, la differenza e portare la politica a ragionare meglio oltre la scadenza elettorale.
Quindi i Produttori accelerino le governance sostenibili e i Consumatori le apprezzino in via preferenziale. Non è tutto ma diventa essenziale per avviare concretamente i governi a mantenere le promesse, una volta spinti fortemente e controllati veramente dal basso.